LA LEGGENDA DEL DIAVOLO DI JERSEY

Il termine Jersey Devil si riferisce diverse storie derivanti da testi storici, folklore, credenze popolari e, più recentemente, leggende metropolitane. A causa delle numerose varianti esistenti non c'è accordo né sull'aspetto della "creatura", né sul suo comportamento. Numerosi resoconti affermano che il "diavolo del Jersey" sarebbe nato da una strega nel 1735. Questa maledì il figlio - il tredicesimo - che nacque deforme. Altre fonti riferiscono che il neonato era un bimbo normale a cui spuntarono in seguito ali da pipistrello e una lunga coda. Secondo altre versioni, il "mostro" aveva la testa di cane o di cavallo, zampe di porco, oppure un corpo simile a quello di un canguro. Si narrava inoltre che fiamme potevano uscire dalla sua bocca e un grido raccapricciante ne accompagnava il volo
attraverso i boschi. Nel corso del diciottesimo secolo il "diavolo del Jersey" ha rappresentato un elemento marginale nella storia locale, sinché nel 1909 una serie di presunti avvistamenti della creatura ispirarono un impresario teatrale di Philadelphia ad inscenare una burla: dipinse un innocente canguro di verde, gli attaccò due finte ali e lo esibì in una gabbia. Al giorno d'oggi il "diavolo" non fa più paura e si è trasformato in una specie di mascotte: la sua effige si ritrova su T-shirt, cartoline, spille, ed in alcuni bar del South Jersey si può addirittura degustare un cocktail a lui intitolato. Ma contemporaneamente, lo si può trovare protagonista - sostituto di più generici maniaci - di alcune classiche leggende metropolitane diffuse negli Stati Uniti, tant'è che Jan Harold Brunvand - il folklorista americano che ha fatto conoscere al grande pubblico questo genere di narrazioni - vi ha dedicato un intero capitolo del suo ultimo libro The Baby Train (Norton & Company, New York 1993, pp. 95-97).


Una di queste storie diventate leggenda vede protagonista due baby-sitter che si erano recate in una abitazione un po' isolata. Quando una di loro decise di rientrare a casa venne assalita dal "diavolo del Jersey" che gli spezzò gambe e braccia, costringendola a trascinarsi sin sulla soglia di casa dove spirò dissanguata. Ma il miglior esempio di intrusione in una leggenda moderna (qualcuno di voi la conosce ambientata anche in Italia?) è senz'altro la storia riguardante una ragazza rimasta in casa, in compagnia del suo cane, durante l'infuriare di un temporale che la svegliò a più riprese nella notte: tutte le volte il cane, quasi per rassicurarla, le leccava la mano. All'alba però scoprì che l’animale era stato ucciso, e col suo sangue, sul muro della stanza, era stato scritto: "Anche il diavolo di Jersey sa leccare una mano".

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